Un libro ci salverà

Un libro ci salverà dalla noia ma soprattutto da quel languorino da tè delle cinque con fragranti madeleines al seguito, che saranno pure state le preferite di Proust ma la cui giustificazione letteraria non varrà a sottrarle alla loro inevitabile destinazione, ovvero i nostri poveri fianchi. Resistere alle tentazioni del corpo e cedere invece alle lusinghe della letteratura è l’unica via percorribile, specialmente ora che l’odiata provacostume ci guarda in cagnesco.

Vi è mai capitato di innamorarvi di un libro? Si, dico proprio in-na-mo-ra-rvi, con tutto il corredo di batticuore, mani sudate et similia. Di entrare tranquilli e rilassati in una libreria, cominciare a guardarvi un po’ in giro, un’occhiata lì, un’altra là, ma guarda, quel tizio ne ha scritto un altro!, e ritrovarvi con un libro in mano a lisciarne la copertina, annusarne l’odore per arrivare poi a leggerne l’incipit. Operazione pericolosa, pericolosissima, anzi. Perché l’incipit è il cavallo di Troia, la resa incondizionata. L’innamoramento, appunto. L’incipit è come la prima occhiata, il brivido adrenalinico che trafigge le carni in quel primo, irripetibile occhi-negli-occhi, quel ti-voglio-qui-adesso che vi scaraventa nell’universo parallelo dell’impero dei sensi. Quelle prime, magiche frasi che vi afferrano alla gola e vi conducono dritti dritti alla macchinetta del bancomat, a sbagliare il pin per la fretta di correre a casa a continuare la lettura.

Lo spettacolo per il quale Briony aveva ideato locandine, programmi e biglietti, costruito il botteghino con un paravento sbilenco e foderato di carta rossa la cassetta dei soldi, era opera sua, frutto di due giornate di creatività tanto burrascosa da farle saltare una colazione e un pranzo.

Chi è Briony? Che spettacolo sta preparando con tanta cura? Due giornate di burrascosa creatività convocano subito l’idea di una scrittrice, o di una drammaturga, seppure in erba.

All’età di undici anni scrisse la sua prima storia (…) a cui mancava, come più tardi comprese, l’essenziale conoscenza del mondo, necessaria per guadagnarsi il rispetto del lettore, si legge a pag. 10.

Briony, tredicenne rampolla della famiglia Tallis, la minore di tre fratelli, l’adorato Leon e la sorella maggiore Cecilia. Un’aspirante scrittrice affamata di esperienze, inebriata di se stessa, che si macchierà, in una calda sera estiva del 1935, di una colpa terribile. Accuserà Robbie Turner, figlio di una domestica di casa Tallis, di violenza sessuale contro la cugina Lola, stroncando sul nascere l’amore tra il giovane e la sorella Cecilia. Poi la guerra, sua involontaria complice, farà il resto.

Da tale colpa Briony cercherà di riscattarsi per tutta la vita, alla rincorsa d’una necessaria quanto impossibile espiazione.

Espiazione è appunto il libro di cui mi sono innamorata tempo fa, e Ian McEwan ne è l’autore. Libro che non è solo un meraviglioso intreccio narrativo ma è quasi un manuale di scrittura.

Nella prima parte del libro, composta da quattordici capitoli, l’autore dà la voce a Briony, Cecilia, Robbie ed Emily Tallis, che vedono, ognuno a proprio modo, i medesimi eventi. La seconda parte, quasi un racconto a sé, vede Robbie come protagonista, e l’esperienza della guerra. La terza parte è dedicata a Briony e Cecilia, e al loro lavoro in ospedale. Il libro termina con pezzi del diario di Briony, scritto alla fine della sua vita. McEwan prende così per mano il lettore, conducendolo attraverso le vite dei suoi personaggi e regalandogli una visione dall’interno, precipitandolo nel loro vissuto.

Un libro che non si può fare a meno di leggere d’un fiato, dimentichi del tè e delle perigliose madeleines…

Anna Maria

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