Il ghostwriter e il potere terapeutico della scrittura.

Sto leggendo, per la mia attività di ghostwriter, un libro molto interessante, scritto da Louise DeSalvo, “Scrivere per stare meglio”.

Louise comincia così la sua narrazione “Scrivere mi ha aiutato a guarire. Scrivere mi ha cambiato la vita. Scrivere mi ha salvato la vita”.

Racconta di come ha superato, confidandoli al proprio quaderno dei ricordi, eventi traumatici della sua infanzia; di quando dovette separarsi dal padre amatissimo, partito per andare in guerra nel Pacifico, e di quanto fosse diverso l’uomo taciturno, amareggiato e collerico tornato a casa, dal padre solare, allegro e affettuoso di prima. Racconta della depressione della madre che non le permetteva di stare accanto alla figlia quanto avrebbe sicuramente desiderato, o dell’accappatoio rosso, che lei le aveva regalato pochi anni prima che morisse, e di come il ritrovarlo in cantina le avesse nuovamente fatto rompere gli argini del dolore.

O ancora di quando venne abusata “da una persona che invece si sarebbe dovuta occupare di me”.

Sono ricordi, ed emozioni collegate, che possono fare molto male, anche dopo tanti anni.

Mettere su carta queste emozioni, tuttavia, le ha consentito di prendere coscienza di sé, di elaborare lutti sopiti, di metterli finalmente in un angolino del passato dove non facessero più così male, restando come ricordi e non più come traumi pronti a balzare addosso all’improvviso.

Come ricorda Louise, Virginia Woolf raccontava che la propria necessità di scrittura si fondava sull’infanzia traumatica vissuta. Nel celebre Gita al faro viene in un certo senso eliminata la violenza paterna e ridimensionata la voce della madre, una voce che le rammentava di continuo come l’unico ruolo possibile, per una donna, fosse quello di fedele serva di un uomo.

Attraverso la scrittura ho fatto per me stessa quello che gli psicanalisti fanno per i propri pazienti. Sono riuscita a tirare fuori emozioni che sentivo profondamente da molto tempo. Ed esprimendole me le sono spiegate e le ho messe a tacere.” scrive la Woolf.

Ma la scrittura è un fatto privato, specialmente quando la narrazione attinge non all’immaginario ma al vissuto di ognuno?

Sì e no; può restare un fatto privato, sicuramente, quando l’esigenza di scrollarsi di dosso certe emozioni o certi episodi si esaurisce nella loro trasposizione sulla pagina, o quando quegli episodi non possono essere resi pubblici per vari motivi. Molti di noi, del resto, hanno serbato gelosamente i propri pensieri in un diario, che custodiva dietro una chiavetta i segreti mai confessati, i primi amori, le prime delusioni…

Anche Virginia Woolf, da quindicenne, confidava a pagine destinate a restare inviolate i propri pensieri più intimi, e soltanto anni dopo, da adulta, rielaborò quelle sensazioni per trasfonderle in una nuova veste nei suoi libri.

Un altro celebre scrittore, come ricorda la Salvo, si è confrontato con la capacità terapeutica della scrittura autobiografica, David Herbert Lawrence, il celebre autore di Figli e amanti. In una delle sue lettere, alcune scritte nel periodo in cui assisteva la madre morente, rivela: “Si versa la propria tristezza nei libri, si rappresentano e ripetono le proprie emozioni, per diventarne padroni.”

Cioè, come spiega Louise, attraverso la scrittura si possono ridimensionare le proprie emozioni, diventarne padroni e non succubi.

Non tutti, però, hanno la capacità, la voglia o il tempo di mettersi a scrivere. Eppure, ci sono milioni di storie che meritano di essere raccontate. Alcune, magari, soltanto per se stessi, o per una ristretta cerchia di persone, altre destinate ad avere un respiro più ampio.

Il ghostwriter fa anche questo, raccoglie le vite degli altri e le restituisce nella loro luce migliore.

Un bel mestiere, dunque?

Non ho dubbi, il migliore fra tutti!

2 pensieri riguardo “Il ghostwriter e il potere terapeutico della scrittura.

  • 24 aprile 2018 in 23:24
    Permalink

    “Attraverso la scrittura ho fatto per me stessa quello che gli psicanalisti fanno per i propri pazienti. Sono riuscita a tirare fuori emozioni che sentivo profondamente da molto tempo. Ed esprimendole me le sono spiegate e le ho messe a tacere.” scrive la Woolf.
    dove lo scrive?

    Risposta
    • Anna Maria
      27 giugno 2018 in 21:15
      Permalink

      Buonasera, signora Virginia,
      innanzitutto mi scuso per il ritardo nella risposta; purtroppo,il suo e altri commenti erano finiti nello spam. Spero di aver risolto il problema.
      La citazione è tratta dal memoir Immagini del passato, del 1939, in cui la Woolf ha indagato la propria storia leggendola da un’altra prospettiva, guardandola “dall’esterno”. Si è deliberatamente servita della scrittura per autoanalizzarsi, cosa che l’ha aiutata a capire le dolorose esperienze della propria vita.
      In Italia il libro è edito da Lanfranchi, con il titolo Tracce del passato.
      Nel lavoro che porto avanti, nelle storie che raccolgo, invito i miei interlocutori a stilare una serie di ricordi, e a partire da quelli per ricostruire il proprio passato, per capirlo meglio. Pur essendo ovviamente altro rispetto a una terapia, che giustamente deve essere praticata soltanto da professionisti, la scrittura autobiografica è un valido mezzo di indagine del sé. Mettere in ordine nei propri ricordi aiuta a far pace con se stessi o a comprendere meglio, a distanza di tempo, le proprie e le altrui ragioni.
      Un caro saluto,
      Anna Maria

      Risposta

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