Il ghostwriter e il matrimonio.

Lessi, anni fa, una commedia di Eric-Emmanuel Schmitt dal titolo “Piccoli crimini coniugali”.

È un testo teatrale con due soli attori.

La scena si apre su un appartamento al buio in cui, poco dopo, entrano un uomo e una donna. L’uomo è chiaramente spaesato, si guarda intorno circospetto; ha un’aria stanca, quasi sofferente. La donna gli fa strada, gli indica le stanze ma lui, ogni volta, scuote il capo.

È evidente che ha perso la memoria, e scopriremo che è stato per colpa di una caduta delle scale, proprio lì, in casa. Niente gli è familiare, nemmeno la donna che gli rivela d’essere sua moglie. Come due sconosciuti in ascensore, si studiano, lui con timida curiosità, sondando cautamente con una domanda, una battuta, lei, più sicura, risponde, conferma. Sorridono.

Il viaggio nelle stanze è infruttuoso ma rivelatore. L’uomo scopre lati di sé che lo rendono quasi inviso ai propri occhi.

Fa lo scrittore, e sembra che lei glielo rimproveri, più che ricordarglielo. L’uomo guarda le dediche, soltanto una è per la moglie, e lei glielo rimprovera.

Lui la guarda, le chiede come le sia stato possibile vivere con lui.

Poi si avvicinano, in un contatto fisico che li turba. Lui chiede, esitando, se fra loro ci fosse intesa, anche fisica. Lei risponde “Molta”.

La storia va avanti nel confronto fra i due, che si affrontano quasi come fossero su un ring. Alle domande dell’uomo lei comincia a rivelare aspetti della loro vita in comune che turbano entrambi.

In un crescendo di tensione, la moglie gli rivela che lui ha tentato di ucciderla mentre lei si trovava sulle scale, pronta a lasciarlo.

L’uomo è sconvolto, non riesce a tollerare l’idea che lei lo voglia accanto dopo quello che ha tentato di farle.

Va via, ma poi ritorna.

Decidono di uscire, lei va a prepararsi. Lui mette su un disco.

Ricordi? Le chiede. Cosa? Domanda lei. La musica. È la stessa di quando è successo l’incidente. Lei sobbalza, fa finta di nulla, ma lui continua, le confessa di ricordare tutto.

Lei non capisce, domanda il perché di quella recita.

“Dopo quindici anni c’era rimasta solo la menzogna per arrivare alla verità”.

La moglie gli chiede, astiosa, cosa se ne fa, della verità.

Non è importante, in questa storia, se poi i due restino insieme, se l’amore resista o si sia deteriorato, se, nonostante la gravità di quello che è loro successo, possano ragionevolmente continuare la loro storia.

Quello che mi ha colpito è come un rapporto possa avere tante sfaccettature. I medesimi episodi, vissuti in maniera opposta dai due protagonisti. Senza che nessuno dei due menta, i ricordi non coincidono.

È importante, però, che a un certo punto essi si riconoscano. Nonostante il dolore che possono rievocare, a volte la verità è l’unica strada percorribile. Pena la perdita di se stessi.

Mettere su carta la propria storia, ricomporre i frammenti dei propri ricordi, unirli a quelli delle persone che ci accompagnano nel viaggio della vita può aiutarci ad andare avanti, a superare anche le paure più profonde. Non è facile, non è per tutti, ma in questo il ghostwriter può intervenire, e scrivere la vostra storia con parole sue.

Per ritrovare il senso di se stessi e di chi ci vive accanto.

E come dice Malcolm a Macduff in Macbeth “Su, uomo, non calatevi il cappello sugli occhi: date parole al vostro dolore; il dolore che non parla sussurra al cuore troppo gonfio e lo invita a spezzarsi”.

Se le vostre parole non bastano a raccontare il vostro dolore, ditelo con parole mie.

Non farò spezzare il vostro cuore. Parola di ghostwriter.

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