Premio Stresa di narrativa 2018. Giochi cattivi, Massimo Donati.

Il 16 luglio, presso la prestigiosa cornice del Regina Palace Hotel, si è svolta la presentazione del secondo libro finalista del Premio Stresa di narrativa: Massimo Donati con il suo Giochi cattivi, edito da Feltrinelli (qui il resoconto della prima serata).

Oltre alla conversazione con l’autore, guidata dal sempre bravissimo Luca Gemelli, questa sera ci è stata offerta la lettura di alcuni brani del libro da un’attrice, Eva Martucci, che restituisce con la sua ottima interpretazione le atmosfere narrate; l’immersione nelle pagine è totale, basta chiudere gli occhi per ritrovarsi davanti alla “Citroën color carta da zucchero” che sta per portare via da Madonna della Neve, con il suo carico di colpa, un giovanissimo Roberto Beltrami, sua nonna Lia e Carlo, il padre, proprietario di una casa editrice.

Il libro è strutturato in tre parti, la prima delle quali vede protagonista l’estate del 1981, l’anno in cui il piccolo Alfredino Rampi terminò la sua brevissima esistenza in un pozzo artesiano. La vicenda colpisce moltissimo l’immaginario di Roberto e del suo amico del cuore, Mario. Il ragazzino è figlio di Rosa Slomp, che insieme alla madre Emma gestisce l’Albergo alle Alpi, luogo scelto anni prima dalla famiglia Beltrami come residenza estiva.

I giorni di quell’estate scorreranno in un crescendo di scoperte e delusioni, di avventure fra i boschi della montagna amata da entrambi. Il senso di ribellione verso i genitori, un padre assente per Roberto, un padre violento per Mario, l’insofferenza di quest’ultimo per il fratello minore Paolino, li lega ancora di più, spingendoli all’estremo delle loro azioni. L’assenza della madre Anna, che quell’anno non può raggiungere il figlio in montagna, pesa su Roberto, che non ne capisce le ragioni. Non gli è stato detto che Anna lotta con una brutta malattia, ufficialmente è a casa per curare suo padre, il nonno di Roberto. Questa mancata sincerità, invece di proteggerlo, alimenta però le sue insicurezze, facendo leva sui più oscuri sentimenti del suo cuore.

A tratti è il ragazzino a prendere la parola, accompagnando il lettore mentre lui e Mario prendono consapevolezza di se stessi. Il Quaderno, un diario condiviso da entrambi, in cui elencano le Regole e narrano le loro avventure, è uno spaccato vivo e pulsante della mente dei due ragazzini, delle loro paure e dei desideri inespressi. Pensieri che bruciano, sentimenti forti che chiunque, lontano dai giorni dell’adolescenza, fa fatica ad associare a due dodicenni.

Il Quaderno si interrompe il penultimo giorno di vacanza; Anna si è aggravata e vuole rivedere il figlio. Lo strappo prematuro a quei giorni di svago turba i due ragazzini, che decidono di compiere qualcosa di clamoroso, per protesta. La gita segreta alle Colme, meta agognata e proibita perché pericolosa, cambierà le loro vite per sempre. L’ultima nota del Quaderno, folgorante nella sua inconsapevole anticipazione, recita così: “Questo è l’ultimo giorno della nostra vita da bambini. (…) Uno di noi dice: qui inizia tutto. E finisce tutto. L’altro dice: qui finisce tutto. E inizia tutto. Iniziamo la salita.

La seconda e la terza parte del libro raccontano di un Roberto adulto. Il padre Carlo è mancato, ci sono da risolvere le questioni dell’eredità, la vendita di Villa Beltrami, le sorti della casa editrice, i legati di suo padre da eseguire. Per farlo, Roberto è costretto a ripercorrere i passi di quella lontana estate, dolorosa oggi come e più di allora, faccia a faccia con il senso di colpa che lo accompagna.

Questo è un romanzo, come lo definisce Massimo Donati, su un’espiazione mancata, sul senso profondo della colpa.

Il finale spiazza, fa rabbia, ma la vita è così, una lunga serie di coincidenze, di sliding doors che possono aprirsi o non aprirsi per un mero capriccio del fato.

 

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