Premio Stresa di narrativa 2018. Il marito paziente, Sergio Livio Nigri.

Terzo appuntamento (qui la prima e la seconda serata), ieri 3 agosto, al Regina Palace Hotel di Stresa. Luca Gemelli presenta e conversa con Sergio Livio Nigri, pseudonimo di Arrigo Lampugnani Nigri, e il suo Il marito paziente, Biblioteca dei Leoni Ed.

La storia è quasi un cliché, un tòpos frequentatissimo in letteratura: un marito anziano, una moglie giovane e irrequieta. Basta questa piccola anticipazione a far immaginare la trama del libro, e, in effetti, ciò che si pensa è proprio quello che accade a Giovanni, il marito paziente di Serena.

Un vecchio cellulare cedutogli da lei senza pensarci, mail e messaggi che scavano in quarant’anni di vita matrimoniale portando alla luce il vero Giovanni e la vera Serena, sepolti sotto cumuli di frasi fatte, sorrisi preconfezionati, incombenze quotidiane, finta reciproca sollecitudine, polvere e polvere di anni sempre uguali, rotolati gli uni sugli altri fino a una Serena sessantenne, non più la piccola e a un Giovanni vecchio e pieno di malanni. In caduta libera, moglie e marito, verso una maturità non rassegnata la prima e una vecchiezza consapevole e subìta il secondo.

Cronaca di un amore, o meglio, dell’illusione di un amore. Quanto di quello che le mail e i messaggi segreti di Serena gli rivelano lui non ha percepito e ignorato nel corso degli anni?

“Appare un messaggio in data 5 novembre 2014.

_Ricky to Serena, 05 nov 2014, 09:39

Buon mattino amore mio, ti voglio tanto bene.

Diciamo un po’ incuriosito, scorro i messaggi dal primo (…)”

Un po’ incuriosito?
Tonnerre de Dieu! Vien da esclamare.

Ripercorre, Giovanni, la sua vita matrimoniale, dal primo incontro con Serena in facoltà, lui assistente incaricato, lei studentessa “affascinante nella sua innocente giovinezza.” E’ il 1973, e comincia allora il legame che li porterà lungo i quarant’anni di vita insieme. Milano, Verona, Portovenere, i viaggi di Serena, le attese di Giovanni, l’età che avanza, la bellezza che sfiorisce, le malattie, le illusioni perdute.

Non c’è, in questo romanzo, una costruzione. C’è un’idea, il tradimento, ci sono poi spaccati di vita quotidiana rubati alle altrui conversazioni, riflessioni dell’autore che diventano pensieri di Giovanni, non c’è un tempo della narrazione, si va avanti e indietro fra il dialogo interiore dell’uomo e i dialoghi, veri o immaginari, fra lui e Serena. È un mosaico di parole.

L’autore stesso lo rivela, durante la presentazione.

E alla fine, non è forse così la vita stessa? Un mosaico di eventi, casualità, corsi e ricorsi che sfuggono alle umane decisioni?

Riflette Giovanni, riportando Bobbio:

Dovevo arrivare a novant’anni per capire che la vita non ha un senso.”

 

 

 

 

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