Premio Stresa di Narrativa 2018. Di ferro e d’acciaio, Laura Pariani.

La quarta serata di presentazione del Premio Stresa di narrativa vede ospite Laura Pariani, con Di ferro e d’acciaio, NNE editore.

Il libro fa parte, come è riportato nel risvolto di copertina, della collana Crocevia, “una serie di libri attorno al senso e al significato di alcune parole”. Laura Pariani declina, nel suo romanzo, la parola Passione.

Una sfida, che l’autrice raccoglie con entusiasmo. Lo strumento narrativo che utilizza la Pariani è quello della distopia, che riesce in maniera egregia a mostrare al lettore un futuro prossimo in cui l’assenza di passione ha omologato idee e comportamenti. Una vita che si dipana in una città opaca, in cui “il silenzio ha il colore grigio della cenere mista sabbia che il vento trascina in mulinelli.” Non c’è libertà, non ci sono idee liberamente espresse, i libri sono messi al bando, bruciati in piazza, l’umanità è appiattita, sorvegliata da nano-droni che registrano ogni pensiero. Sono i numeri a identificare le persone, ed è logico, in una società in cui l’individualità è messa al bando. Anche il linguaggio, un misto fra neologismi e dialetto milanese, è stato  rivisitato, ed è una lingua che lega un passato in cui erano i sentimenti a dettarne la grammatica e un presente asettico. Ogni sentire è bandito, c’è un tempo stabilito per tutto, il Tempo della Fertilità consentita, quello dell’Ozio Comandato, del Silenzio Salutare, quello infine di essere ricoverati nella Torre del Tramonto sereno.

In questo mondo non c’è posto per la ribellione, i dissidenti vanno identificati e rimossi. Eppure, come fuoco che arde sotto la cenere, la passione resiste, ha il volto e il nome di Jesus N, un giovane che ha cercato di scuotere le coscienze anestetizzate dei suoi simili. Ma Jesus è stato fatto prigioniero, la sua voce messa a tacere.

La madre, Maria N, lo cerca sfidando divieti e ostacoli, lo ritrova nella memoria, nel respiro spezzato della propria madre, avviata al Tramonto sereno.

Ma Maria N non è lasciata da sola, nella sua ricerca, è seguita, respiro dopo respiro, da Lusine, operatrice di sorveglianza H478, che ne registra ogni palpito. Quella passione, quell’attaccamento pericoloso e osteggiato, la Passione che muove Maria N, pian piano s’insinua nei pensieri di Lusine, ne scalfisce la corazza.

Arriva così, inaspettato e doloroso, “il  momento fatale in cui nella vita capita di avere uno specchio davanti al cuore; e incontrarsi con uno specchio è sempre allarmante: difficile riconoscersi, ché non combacia con l’immagine che abbiamo di noi stessi.”

Un libro potente, che non racconta nulla che non sia già (tristemente) successo, come fa notare Laura Pariani. Ma che si chiude con un speranza, quella dell’alba che verrà.

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