Una storia irachena- Vita di uno stringer cristiano in Medio Oriente

Uno dei lavori più coinvolgenti emotivamente è stato senza dubbio quello per la realizzazione del libro Una storia irachena, raccontato da Anderious Oraha e Martino Fausto Rizzotti.

Non è stato facile immergermi in una realtà così lontana dal nostro quotidiano, immaginare emozioni tanto diverse dalle nostre ma, una volta indossati i panni di Anderious e dei suoi antenati, ho attraversato la valle di Rekan con Khausho, guardandomi intorno alla disperata ricerca di un posto in cui far vivere la mia famiglia; ho accompagnato Anderious a Baghdad, mentre lavora come interprete o come tassista, ed ero con lui al Baghdad Hotel nel 2003 durante la riunione dei Capi tribù di tutto l’Iraq che si erano radunati lì per sostenere Saddam Hussein.

Il libro è denso di avvenimenti che non mi hanno lasciato scampo, le emozioni mi hanno sopraffatta, ma ne è valsa la pena. Leggerlo non lascerà nessuno indifferente, credetemi.

“Iraq, territori di Urmia e Salmas, Azarbaijan occidentale. E’ da poco scoppiato il primo conflitto mondiale. I cristiani assiri, con alcuni gruppi di armeni, costituiscono un loro stato dichiarandone l’indipendenza dalla Turchia. In risposta, il governo dei Giovani Turchi li stermina a migliaia, stuprando le donne, ferrando gli uomini come fossero cavalli. Le violenze fiaccano spiriti e corpi, gli assiriani decidono di allearsi con Gran Bretagna e Russia, sotto la guida di Shimun Bar Thadday, il “piccolo Napoleone assiro”. L’operazione militare però fallisce, i russi si sbandano dopo la rivoluzione di febbraio, gli inglesi non riescono a supportarli. Fuggono, a migliaia. Turchi e curdi li inseguono, sono allo stremo, la maggior parte non ce la fa.

Un uomo corre, veloce, senza pensare. Si chiama Khausho. Sente solo la stanchezza, le membra pesanti come macigni. Si rifugia in una valle, è allo stremo, si addormenta nel bosco, e accada quel che deve accadere. Al mattino, incredibilmente, è ancora vivo, dei soldati turchi non v’è sentore. Respira a pieni polmoni un’aria pulita, si guarda intorno, la natura è rigogliosa, e lui si sente forte, come non gli capitava da troppo tempo.

“E’ qui che staremo!” pensa, “qui possiamo farcela”.

Torna indietro, va a prendere quelli della famiglia e del clan che sono sopravvissuti, costruiscono un villaggio. Son casupole di rami secchi e fango, ma per loro è un nuovo Eden.

Iraq, giorni nostri. Lo scenario è quasi identico. Anderious Oraha, pronipote di Khausho, vive a Baghdad con la moglie e i quattro figli. Per sopravvivere fa di tutto, dall’interprete al tassista, dal negoziante di alcolici a quello di telefonini, per finire come stringer di molti giornalisti italiani.

Più volte rischia la vita, per accompagnarli nelle zone calde dei conflitti che hanno incendiato l’Iraq negli ultimi anni. Gli eventi che portarono alla liberazione di Jessica Lynch, quel che realmente avvenne a Nassirya, per Anderious non hanno segreti. In questo libro, oltre a ripercorrere i passi del popolo iracheno e della sua famiglia, egli svela i retroscena di molti accadimenti degli ultimi anni, con lucida intelligenza e partecipata consapevolezza.

Mentre leggiamo molte cose, probabilmente, saranno cambiate. Perché la parola fine, purtroppo, non è ancora stata scritta.

 

Anderious G. Oraha è nato a Bibosi nel 1955. Ha vissuto fra Bibosi, Al Qosh e Baghdad, passando quattordici anni della sua vita come militare. Ha svolto vari lavori, il più importante dei quali, lo stringer, lo ha portato a collaborare con moltissimi giornalisti italiani, rischiando insieme a loro la vita più di una volta. Questo libro è il diario delle sue esperienze. Attualmente vive in Italia, in Piemonte, con la moglie e i quattro figli.

 

Martino Fausto Rizzotti, giornalista e scrittore, ha lavorato in Libia, ha svolto attività di volontariato in Iraq e ha visitato più volte ed estensivamente il Medio Oriente.”